Il periodo storico
L'epoca che corrisponde sul piano storico al fenomeno del Decadentismo e' un periodo piuttosto contraddittorio e ambiguo. Ci troviamo di fronte ad una situazione, a livello europeo e mondiale, di profonda doppiezza: siamo negli anni della Belle e'poque e del massimo sviluppo degli studi scientifici, ma siamo anche negli anni in cui il colonialismo giunge ai vertici della sua espansione e la violenza domina nei grandi movimenti operai e contadini. Assistiamo all'aumento dell'aggressivita' tra le potenze, ma anche tra i diversi ceti sociali. Cosi', a livello di rapporti internazionali, ci troviamo di fronte all'esplosione della politica coloniale e alla nascita di una serie di conflitti che determineranno lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. D'altra parte assistiamo alla nascita della societa' di massa; in questo periodo nascono e si sviluppano i primi movimenti operai e contadini, che porteranno da un lato alla nascita dei grandi partiti di massa, dall'altra al fenomeno dell'urbanizzazione e alla nascita di nuove realta' sociali.
La societa' della Belle EpoqueA partire dagli anni '90, il mondo si avvio' ad una notevole prosperita' economica. Vi contribuirono diversi fattori; fra tutti, decisivo fu il progresso della scienza. Tutte le scoperte scientifiche e tecnologiche porteranno ad un notevole cambiamento nel vivere individuale e sociale. La borghesia europea, che era rimasta comunque lontana dai conflitti e dalle battaglie di quegli anni, si trovava a vivere in un periodo di pace e tranquillita', dominato da una dimensione di prosperita' e progresso. Sembrava che questa prospettiva, risultato della concezione positivista del mondo, fosse destinata a durare molto a lungo. Ma pochi anni dopo sarebbe scoppiata la Guerra Mondiale. Perche' dunque in un'atmosfera rilassata e positivista come quella della borghesia tra '800 e '900 viene a rompersi il balance of power fra gli stati europei? La risposta e' molto complessa e mette in luce fattori spesso trascurati dalla critica letteraria o storica (Croce ad esempio sosteneva che questa fosse un'epoca sana con una letteratura malata).
Le guerre erano state numerose, ma brevi e confinate in zone lontane. I popoli europei avevano ottenuto l'indipendenza tanto bramata e non sembravano esserci nuovi motivi di tensione. Le rivoluzioni del '20 e del '48 si erano concluse con una vittoria per la borghesia. Lo sviluppo industriale ed economico era stato notevolissimo. Le agitazioni dei lavoratori erano prontamente represse e le colonie fornivano molte materie prime. Tuttavia non si e' tenuto conto di alcuni fattori fondamentali: il periodo della Belle e'poque non e' vissuto solo dalla borghesia; non bisogna dimenticare il ruolo fondamentale che ebbero le classi contadine e operaie nel mantenimento dell'altrui benessere. I contadini e gli operai erano gravati da orari sempre piu' pesanti e salari sempre piu' bassi. Le macchine e la scienza stavano prendendo il loro posto; molti di essi vennero licenziati e andarono a formare quello che viene detto il "sottoproletariato urbano". Insomma, Belle e'poque si', ma non per tutti. Di certo le classi povere non sentirono questi grandi cambiamenti e quest'aria di gioia e festa. Gli operai vengono sempre piu' a dipendere dalle macchine e dalla catena produttiva. Nasce la catena di montaggio e nascono anche le condizioni disumane dei proletari urbani. Inutile spiegare che la borghesia non si faceva alcun carico dei problemi degli operai: gli scioperi venivano resi vani dalla serrata delle fabbriche o dall'assunzione dei crumiri, quando non venivano repressi nel sangue; il lavoro diventava qualcosa di ossessivo, ripetitivo e macchina-dipendente; spesso erano costretti a lavorare in fabbrica anche bambini e donne.
In secondo luogo, non bisogna dimenticare che le tensioni a livello nazionale erano tutt'altro che sopite. D'altronde la politica di Bismarck aveva raggiunto quest'obiettivo solo in parte e le tensioni europee erano piu' che vive. La dimostrazione di tutto questo sara' lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Di non trascurabile valore e' anche la nascita di quel fenomeno che prende il nome di Imperialismo: il nazionalismo romantico, spesso idealizzante, filantropico e europeistico, lascia il posto ad una forma di egoismo nazionale, che assume, a seconda degli stati in cui prende piede, delle caratteristiche razziste piu' o meno accentuate. Il pangermanesimo tedesco e il nuovo colonialismo inglese ne sono due esempi piu' che esplicativi.
Colonialismo del XX secoloL'Imperialismo si riflette nel settore coloniale, dove le contese diventano sempre piu' serrate e dure, finendo per trasformarsi talvolta in momenti di conflitto continentale. La terra preferita del colonialismo diventa in questo periodo l'Africa, che offre una resistenza quasi nulla alla penetrazione e all'occupazione. Vengono cosi' sviluppate le ricerche e le esplorazioni, non con finalita' scientifiche ma con scopi ben piu' pratici, ovvero la colonizzazione.
L'economiaNumerose e fondamentali le scoperte scientifiche in questo periodo storico: dall'automobile al telegrafo senza fili, la scienza fece passi da gigante. La cosa interessante e' che venne a crearsi un unico mercato mondiale: le comunicazioni sempre piu' veloci e la rete telefonica ne furono le basi fondamentali. L'Europa rimase tuttavia il cuore di questa politica economica, la sterlina era la moneta universalmente riconosciuta, il mercato internazionale crebbe in ogni stato dall'80% (Francia) al 270% (Germania). Per quel che riguarda il sistema economico, le prassi protezionistiche favorirono la nascita del cosiddetto supercapitalismo che, limitando la concorrenza, colpisce il principio stesso del capitalismo, con fenomeni come il corner (accaparramento del mercato di una determinata merce), il dumping (vendita sotto costo), il pool (accordi per conseguire vantaggi comuni) nonche' la concentrazione verticale o orizzontale, sotto forma di cartelli (federazioni di imprese) e trusts (fusioni di imprese). Naturalmente queste concentrazioni industriali favorirono la concentrazione dei capitali in mano di pochi uomini, i supercapitalisti, mentre nel mondo operaio si andava diffondendo una certa specializzazione. Il divario tra le classi, in questo modo, andava sempre piu' aumentando. Andava nascendo la plutocrazia, ossia il predominio politico oltre che economico della grande borghesia affaristica.


