Schopenhauer
Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 a Danzica, puo' essere considerato senza dubbio alcuno il padre della filosofia decadente, insieme con Kierkegaard.
Il pensiero di Schopenhauer trova origine nella filosofia kantiana e si fa per molti versi predecessore dell'ottica nietzschiana. A ragione quindi puo' essere considerato un filosofo di transizione, che, pur vivendo in un'epoca romantica, ne rivoluziona le regole, dando vita a nuove rappresentazioni della realta'.
Ed e' proprio di rappresentazioni che si occupa Arthur nella sua opera principale: il mondo in cui viviamo e' un insieme di rappresentazioni, in quanto l'ente conosciuto e' l'oggetto della nostra rappresentazione attraverso i parametri di spaziali, temporali e causali. Questi tre fattori sono, nel loro complesso, alla base del mondo della Rappresentazione e si pongono come ostacoli tra noi e "il mondo in se'". Schopenhauer parla, in termini piu' precisi, di "Velo di Maia"; questo termine, tratto dalla filosofia indiana, definisce il mondo della Rappresentazione. Questo e' senza dubbio uno dei fattori che avvicinano Schopenhauer alla dimensione decadente. Da un lato troviamo la questione del "Velo di Maia" che allontana l'uomo dalla realta'; dall'altro abbiamo i poets maudits francesi che vedono nell'uso del simbolo l'unico strumento per superare l'illusione di realta' che ci circonda. In entrambi i casi, dunque, ci troviamo di fronte ad uno sconforto esistenziale, determinato dall'impossibilita' o, per lo meno, dall'estrema difficolta' dell'uomo di superare queste barriere; tutto questo conduce al pessimismo (determinato i desideri dell'uomo, tramite i quali si attua la volonta') e alla noia (nel caso in cui l'uomo non avesse piu' desideri). Noia, disperazione, dolore, superficialita' dell'essere (intesa come difficolta' di cogliere la vera essenza delle cose) sono elementi comuni tra Schopenhauer e i poeti maledetti, ma comuni anche ad un grande filosofo-poeta italiano, Giacomo Leopardi, forse considerato, con eccessiva rigidita', poeta esclusivamente romantico, quando, in realta', potrebbe essere visto come un grande filosofo decadente.
Continuando nella trattazione degli aspetti filosofici di Schopenhauer che lo vedono accostano al decadentismo, non possiamo tralasciare la concezione dell'arte. L'arte viene vista come uno dei quattro strumenti per liberare l'uomo dal dolore (insieme con la giustizia, la pieta' e l'ascesi). Tramite l'arte siamo in grado di giungere alla conoscenza, una conoscenza non raggiungibile tramite l'intelletto (come aveva supposto Kant); l'arte permette di intuire l'idea dell'oggetto, e giungiamo in tal modo al mondo delle idee, che e' quello universale della Volonta'.
Cos'e' dunque la Volonta'? La volonta' costituisce il mondo in se', quel mondo che appare invece all'uomo coperto dal Velo di Maia. Si tratta di una volonta' in se' e per se', che esiste solo per volere, una volonta' del tutto irrazionale e cieca, che si pone in completa antitesi con l'Idea hegeliana.
Alla Volonta' possiamo accedere con l'arte e accedendo ad essa abbiamo accesso alle Idee, a Dio, all'uomo, all'anima. Alla volonta' si oppone la Noluntas; la Noluntas e' la Non-volonta', il nulla assoluto. L'arte non e' pero' una liberazione definitiva perche' e' una consolazione provvisoria, una liberazione che puo' avvenire per istanti. L'uomo puo' essere libero solamente identificandosi con la volonta' metafisica, con la volonta' di vivere. Davanti a questa infatti l'uomo puo' compiere la scelta fondamentale di accettarla o sottrarsi. La negazione della volonta' avviene attraverso la via dell'ascesi quindi comprendendo il dolore e la miseria che caratterizza il mondo come volonta', l'asceta decide di distaccarsi dalla vita. Schopenhauer considera un gesto eroico il distacco totale dalla vita a cui giunge il suicida, il suicidio pero' non puo' essere una soluzione definitiva perche' la volonta' di vivere che e' immortale non soccombe insieme al singolo individuo. A differenza del suicida che muore volendo, chi riesce a negare la volonta' di vita giunge alla calma in uno stato di "noluntas" ha finalmente soppresso l'essenza medesima della volonta' ed ha ridotto l'intero universo al nulla. La liberazione per Schopenhauer rimane comunque un atto solamente individuale. Come specie, infatti, l'uomo e' sempre subordinato al volere e quindi in una condizione di radicale infelicita'. Infatti se il desiderio e' mancanza e privazione e' sofferenza, la vita umana sara' sempre caratterizzata dal dolore. Sulla vita incombe sempre il tormento del desiderio inappagato e quando si raggiunge la meta, si ottiene solo una momentanea liberazione dall'angoscia e da quella insaziabile bramosia che ricompare sempre con il ripresentarsi di una nuova ed ulteriore meta.


