La vita di Rimbaud
Nacque il 20 ottobre 1854 a Charleville. La sua famiglia venne precocemente abbandonata dal padre, e costretta a un regime di dura poverta' che mise il piccolo Arthur a contatto con la realta' dei coetanei poveri. M.me Rimbaud, guidata dall'ambizione, proiettata piu' sul futuro dei propri figli che dall'affetto per loro, isolo' il giovane Arthur, il quale si immerse negli studi, con un accanimento tanto profondo quanto il suo desiderio di affetto. 1870: l'amatissimo insegnante di Rimbaud muore nel conflitto franco-prussiano. Arthur ne e' sconvolto.
La fuga da casa lo conduce in una Parigi mefitica, costringendolo a una vita da strada. Il ribellismo e' totale. Legge poeti considerati "immorali" come Baudelaire, si nutre di filosofia e occultismo, superando con una forsennata voracia intellettuale il regime esistenziale squallido e "maudit" nel senso deteriore del termine. Mentre prende forma la sua poetica di corrosione alla tradizione e di creazione dell'idea novecentesca di avanguardia, nel 1871 Rimbaud conosce Paul Verlaine, con il quale intreccia una relazione che scandalizza la Parigi letteraria. Rimbaud assume droga, vive in maniera dissoluta: e' inavvicinabile da tutti, tranne che da Verlaine.
Il quale, nel '72, abbandona la moglie e parte col giovane Arthur alla volta di Londra. Ma e' una relazione destinata a un esito drammatico: l'anno successivo Arthur lascia l'amante, che reagisce con un autentico attentato, sparando a Rimbaud e colpendolo al polso. Verlaine finisce in prigione. Ci rimarra' per diciotto mesi. Rimbaud invece si apre al fervore della scrittura e completa "Una stagione all'inferno". Ha solo diciannove anni. Prima del ventesimo compleanno giunge a una decisione irrevocabile: non scrivera' piu'. Parte per l'Africa dove, da principe maledetto dell'avanguardia, evolvera' in mercante e contrabbandiere d'armi. Colpito da sifilide, gli viene amputata la gamba destra. Torna in Francia, a Marsiglia, nel giugno 1891, assistito teneramente dalla sorella Isabelle. Il 10 novembre dello stesso anno muore dando inizio a una leggenda senza pari.
Verlaine e RimbaudNel 1871 Rimbaud invia i versi de ""Il battello ebbro"" al poeta che ammirava. Verlaine lo legge e si accorge di essere di fronte a qualcosa di veramente nuovo, ad una poesia che sintetizza genialmente tutto il cammino della lirica francese da Baudelaire ai simbolisti con una nuova disposizione visionaria e onirica. Il rapporto iniziale tra i due e' quello che si stabilisce fra un maestro e un discepolo, che viene introdotto nei circoli poetici della citta', ma presto l'incontenibile esuberanza e la sregolatezza del diciassettenne Rimbaud contagiano Verlaine. Questi, ventisettenne, sposato, con la moglie incinta, subisce il fascino della personalita' dell'adolescente, a tal punto che abbandona la moglie e si reca con l'amico prima in Belgio, poi in Inghilterra, e quindi di nuovo in Belgio.
Durante questi avventurosi vagabondaggi i due vivono di lavori occasionali e si danno senza riserve all'alcool e alle droghe. Dal punto di vista poetico, il viaggio porta alla composizione di "Una stagione all'Inferno" e di "Illuminazioni". Ma il loro legame e' destinato a degenerare. Dopo che Verlaine venne scarcerato in seguito al colpo di rivoltella sparato all'amico, a Stoccarda i due si rincontrano. Verlainee' appena uscito dal carcere, si e' pentito dei passati errori ed e' ritornato nel seno della Chiesa. Arthur lo induce a bere e a bestemmiare la sua fede, poi durante una passeggiata nella Selva Nera, lo colpisce con un bastone durante una lite e lo lascia per terra, tramortito. Per entrambi, questo rapporto sara' decisivo, unico e insostituibile; non riducibile nemmeno alla scandalosa normalita' di un rapporto omosessuale ("Lo si intenda come si vuole, era diverso", scrive Verlaine ne Il poeta e la musa della raccolta Un tempo e Poco fa). Presto Rimbaud rinuncera' alla scrittura. Per Verlaine l'amico rappresentera' la rottura di ogni desiderio di normalita' e un termine di perenne nostalgia.
L'uomo dalle suole di ventoA 19 anni (settembre 1873) scrive gli ultimi versi. Comincia cosi' la sua vita da avventuriero e incessante viaggiatore. "L'uomo dalle suole di vento", lo defini' Verlaine. Thibaudet, nel saggio Mallarme' et Rimbaud del 1922 rileva l'importanza poetica del vagabondaggio. "Rimbaud era un chemineau, un vagabondo, per cui la vita per gran tempo consistette nell'andare indefinitamente a piedi per le vie maestre. E' in questo modo che percorse una parte dell'Europa e dell'Africa. [...] Il Voyage di Baudelaire e' il viaggio di un sedentario,
"Il battello ebbro" (una delle maggiori poesie di Rimbaud) il viaggio di un viaggiatore, di un maniaco dello spostamento che [...] porta nel sangue le potenze vagabonde del movimento per il movimento. [...] E' letteratura scentrata, esasperata dall'ottica della marcia e da una testa surriscaldata di vagabondo... Quasi tutti i frammenti delle Illuminazioni sembrano redatti su un ciglione, su un campo, su un margine di strada, da un uomo in cui la marcia, l'aria aperta, hanno sviluppato furiosamente le potenze del sogno. [...] La sensazione di stranezze, di freschezza, di colori riaccesi, di mondo nuovo, che ci sorprende allora, e' ben conosciuta da chi ama le passeggiate in montagna."
"Mentre vagabondava per l'Europa e l'Asia, un amico gli chiese: "Scriverai ancora?". "Non ci penso piu'. E in un'altra conversazione "Tutto denaro sprecato. È assolutamente idiota comprare libri, e specialmente libri di tal genere [poesie]. Quando disponete i libri negli scaffali della vostra biblioteca, raggiungete un unico scopo: quello di nascondere le magagne della parete."
Rimbaud in AfricaFinalmente l'occasione tanto desiderata gli porge l'Africa. Vivra' quasi tutto il resto della sua vita nei paesi adiacenti al Mar Rosso. Abbiamo pero' pochissime notizie di questo periodo della sua vita. Nel frattempo Verlaine lo pubblica a sua insaputa ne "I poeti maledetti". Ma lui non scrive piu'» al massimo, invia qualche articolo alla Societe' de Graphie. Quando nel 1886 gli scrivono che la stampa delle sue opere stava facendo di lui un mito e un modello, parla della sua poesia come cosa "assurda" e "disgustosa". Non tutti i critici credono senza riserve a queste affermazioni. Bardey testimonia che Rimbaud continuava a leggere e a scrivere, e a preparare il suo rientro nel mondo delle lettere. Dopo 12 anni di Africa, avverte disturbi a una gamba, ma li trascura. Si tratta - scopriranno poi - di un tumore al ginocchio destro. Quando il dolore e' intollerabile, viene portato per 350 km in barella fino ad Aden, e poi in Francia. A Marsiglia gli viene amputata la gamba. Ma non serve a nulla. La metastasi e' ormai diffusa in tutto il corpo e, dopo alcuni mesi di sofferenza, muore il 10 novembre 1891 a Marsiglia, assistito solo dalla sorella. La carriera poetica di questo "passante considerevole" - scrive Mallarme' - fu come il bagliore di una meteora, accesa senz'altro motivo che la sua presenza, nata e spentasi da sola."
L'anticristiano e il misticoSul rapporto tra Rimbaud e il Cristianesimo e' stato scritto tutto e il contrario di tutto. Il cristianesimo gli era stato fatto odiare dal pietismo e dal moralismo del suo ambiente, dalla rigida devozione della madre. Il positivismo che largamente circolava nella sua epoca gli offre abbondanti argomenti polemici. Solmi sostiene che quella di Rimbaud sia una mistica poetica, piu' che religiosa, di cui "Una stagione all'inferno" registra lo scacco. "Il fondamentale senso di inaccettazione della realta'... finisce col postulare al suo limite un'altra realta', che non e' detto abbia a coincidere - anzi in principio se ne differenzia - con la realta' trascendente ipotizzata dalle religioni, ma in qualche modo le e' affine. Dapprincipio e' la stanchezza, la discesa degli aspetti del mondo al loro punto piu' basso di indifferenza e di interscambiabilita', la noia di Leopardi e Musset, lo spleen di Baudelaire. Poi la vertigine, la dissolvenza e l'organizzazione di un mondo fatto di pura esteticita' fuori dalla storia." (Saggio su Rimbaud, Einaudi, 1974, p. 37).
Lo sregolamento dei sensiIl metodo della ricerca poetica e' lo "scardinamento di tutti i sensi" (Solmi), alla ricerca di visioni sempre nuove. Rimbaud parla di una coltivazione dell'anima che, pero' tenda a scardinare ogni ordine piuttosto che a crearne. Senza questa partecipazione totale dell'anima e dei sensi non si ha autentica poesia e soprattutto la suprema sapienza. Lo sregolamento produce un'estasi, una uscita da se', una liberazione dai limiti dell'individualita'. Una questione molto frequentata riguarda il posto che l'uso delle droghe aveva in questo sregolamento. Probabilmente Rimbaud fece uso di hashish, anche se il suo alto costo paragonato alle scarse finanze del giovane spinge a dar loro un posto troppo ampio.
Il poeta come veggente: la visioneRimbaud vuole esplorare nuovi territori dell'io. La poesia e' concepita come attivita' visionaria, che ha il compito di dar voce all'ineffabile. Dice suggestivamente: "Scrivevo dei silenzi, delle notti, notavo l'inesprimibile, fissavo delle vertigini". La poesia scaturisce, come in Mallarme', da una allucinazione. Essa e' una intuizione istantanea, un lampeggiamento di immagini sconvolgenti che conducono chi vi si abbandona verso una dimensione ulteriore; "e' un pugno, da cui si ha la vista per un istante abbagliata."
L'uscita dal se'"Io e' un altro", recita la "Lettera del veggente". "L'Io che deve esprimersi nella poesia non e' quello individuale, con i suoi accidenti personali e le sue particolarita' irripetibili; non e' il soggetto pensante e agente e che riproduce, piu' meno filtrate, le sue proprie impressioni. E' qualcosa che ci trascende e ci coinvolge in una realta' piu' vasta, nel senso che senza escludere noi stessi si pone come entita' diversa e onnicomprensiva, o e' noi stessi negli altri, io e non-io, partecipando cosi' del piu' possente respiro della vita universale." (M. Colesanti, in La letteratura francese dal Romanticismo al Simbolismo, Einaudi, p. 267).
La parola del veggenteSi devono forzare percio' sregolare i mezzi percettivi. I sensi sono forzati a oltrepassare i loro limiti per scoprire "cose inaudite e innominabili", forme di vita aberranti e fascinosi. Quella del veggente e' una "lingua dell'anima per l'anima". Essa "riassumera' tutto: profumi, colori, suoni, pensiero che uncina il pensiero e che tira". La base da cui parte la poetica di Rimbaud e' fornita dal Baudelaire ("il primo veggente, re dei poeti, un vero Dio", afferma nella "Lettera del veggente") delle "Corrispondenze", che concepisce la realta' come una ineffabile foresta di simboli e pratica la sinestesia come espressione poetica dell'unita' cui i simboli rimandano.
Le poesieSENSAZIONE
Le sere blu d'estate andro' per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a pestar l'erba fine:
Sentiro', trasognato, quella frescura ai piedi,
E lascero' che il vento bagni il mio capo nudo.
Io non diro' parole, non pensero' piu' nulla:
Ma l'amore infinito mi salira' nel petto,
E lontano, lontano, andro' come uno zingaro,
Nella Natura, - lieto come con una donna.
ZINGARESCA (FANTASIA)
Andavo, con i pugni nelle tasche sfondate,
Ed anche il mio pastrano diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa, ed ero il tuo fido;
Quanti splendidi amori ho mai sognato allora!
Negli ultimi calzoni avevo un largo squarcio.
- Pollicino sognante, sgranavo nella corsa Rime.
L'Orsa Maggiore mi faceva da ostello.
- Le mie stelle nel cielo dolcemente frusciavano;
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade,
In quelle sere dolci di settembre e sul viso
Le gocce di rugiada m'eran vino gagliardo;
E, rimando nel cuore di fantastiche tenebre,
Tiravo, come fossero delle lire, gli elastici
Delle scarpe ferite, col piede accanto al cuore!
VOCALI
A nera, E bianca, I rossa, U verde, 0 blu: vocali!
Un giorno ne diro' le nascite latenti:
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,
Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di ghiaccio, brividi di umbelle, bianchi re;
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti;
U, cicli, vibrazioni sacre dei mari viridi,
Quiete di bestie al pascolo, quiete dell'ampie rughe
Che alle fronti studiose imprime l'alchimia.
O, la suprema Tuba piena di stridi strani,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
- O, l'Omega ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!
DA "UNA STAGIONE ALL'INFERNO", LA PREMESSA
"Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino in cui tutti i cuori s'aprivano, in cui tutti i vini scorrevano. Una sera, ho preso sulle ginocchia la Bellezza. - E l'ho trovata amara. - E l'ho ingiuriata. Mi sono armato contro la giustizia. Sono fuggito. O streghe, o miseria, o odio, e' a voi che e' stato affidato il mio tesoro. Riuscii a far svanire dal mio spirito ogni umana speranza. Su ogni gioia, per strozzarla, ho fatto il balzo sordo della bestia feroce. Ho invocato i carnefici per mordere, morendo, il calcio dei loro fucili. Ho invocato i flagelli, per soffocarmi colla sabbia, col sangue. La sventura e' stata il mio dio. Mi sono disteso nel fango. Mi sono asciugato al vento del delitto. Ed ho giuocato ottimi tiri alla pazzia. E la primavera mi ha portato il riso terrificante dell'idiota. Orbene, essendomi trovato di recente sul punto di fare l'ultimo crac!, ho pensato di ricercare la chiave del festino antico, in cui potrei forse riprendere appetito. La carita' e' questa chiave. Questa ispirazione prova che ho sognato! "Resterai iena, ecc." ribatte il demonio che mi ha incoronato di cosí amabili papaveri. "Giungi alla morte con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i tuoi peccati mortali." Ah! me ne ha dette troppe; Ma, Satana caro, te ne scongiuro, una pupilla meno irritata! e in attesa delle piccole vigliaccherie in ritardo, per te che ami nello scrittore l'assenza di facolta' descrittive o istruttive, io strappo questi pochi e ripugnanti foglietti dal mio taccuino di dannato."





