Il decadentismo in Italia

I decadenti italiani di fine 800 capiscono poco la crisi in atto in Europa. L'Italia, a differenza degli altri stati europei, era dominata ancora dalla societa' agricola e paesana, come quella descritta dal Verga; i grossi problemi delle citta' e della nascita del sottoproletariato non erano ancora emersi. Per questo i due maggiori poeti decadenti italiani, Pascoli e D'Annunzio, si troveranno ad essere piuttosto isolati dalla cultura che gia' a fine ottocento andava diffondendosi in Europa. Lo stesso discorso vale anche per il primo romanziere italiano decadente, il Fogazzaro. Quindi l'Italia negli ultimi anni dell'ottocento si trova a vivere in una situazione del tutto particolare, completamente isolata dall'Europa e che conserva ancora istanze romantiche. Questi tre scrittori tentano ancora di proporre delle soluzioni ai problemi che si andavano diffondendo in Italia; cosi' il Fogazzaro vede una possibilita' si salvezza nella religione, Pascoli nell'infanzia e D'Annunzio nel superuomo.

Per quel che riguarda il novecento, bisogna fare un discorso diverso, soprattutto per quel che riguarda i due piu' grandi romanzieri decadenti, Pirandello e Svevo. Entrambi vissero per un certo periodo di tempo nella Germania decadente di fine ottocento e le loro opere furono plasmate su questa cultura: esse hanno dunque un carattere veramente europeo, in sintonia con la crisi gia' presente in Europa e che ora andava diffondendosi anche in Italia. Nell'altro fronte, quello poetico, ci troviamo di fronte alla nascita di nuove tendenze poetiche, lontanissime dal decadentismo italiano di Pascoli e D'Annunzio. I crepuscolari (ad es. Gozzano) e i futuristi (Montale e Ungaretti) domineranno tutto il panorama poetico del primo novecento.

Il decadentismo in Europa

Mentre in Italia e nel resto di Europa la definizione di Decadentismo e' piuttosto generica e imprecisa, in Francia sono indicati come decadenti solo tre autori, Baudelaire, Verlaine e Rimbaud, ai quali si puo' tuttavia aggiungere MAllarme' e, per certi versi, uno scrittore minore, non trattato in questa sede, che si mantenne piuttosto distaccato da questi quattro poeti, Corbiere. Maestri del Decadentismo o, meglio, del simbolismo, questi autori svilupparono una nuova corrente poetica che in pochi anni si trovera' ad influenzare l'andamento artistico dell'intera Europa. Autori amati, apprezzati, letti tutt'oggi, i tre maggiori poeti decadenti francesi (nonche' europei) condussero vite disastrose, rovinate dall'alcol, dalle droghe e da una esistenza condotta per strade, osterie, bar e, ovviamente, ospedali. Cosi' i tre autori si fanno interpreti di un clima di disagio civile e sociale, ma non ne descrivono oggettivamente le cause e le conseguenze, come i naturalisti, ma ne interpretano le forme e esprimono il loro disagio. Una societa', quella francese, ben distante da quella italiana; da un lato abbiamo la Francia borghese, industrializzata, cittadina, dall'altra l'Italia ancora agricola, provinciale e arretrata. Qui di seguito, una pagina tratta dal saggio del Gioanola, fondamentale per capire il valore dei poeti simbolisti:

"E' naturale che la succinta rassegna degli "ismi" decadenti si apra col piu' illustre e storicamente importante di essi, se e' vero che la reazione a catena delle proposte e degli esperimenti stilistici ha origine proprio nel simbolismo. Nato in Francia tra l'80 e il '90 in seguito alla secessione dai de'cadents, il simbolismo approfondi' sul piano stilistico le intuizioni che i decadenti avevano sviluppato in senso psicologico ed esistenziale. Attraverso una serie di riviste come "Le Symboliste", i simbolisti diffusero l'idea della poesia come virtualita' pura, costruzione per analogia e simboli di una realta' diversa rispetto al reale (...). Maestro venerato dai simbolisti diventa Mallarme', che aveva insegnato l'uso della parola poetica come un assoluto, fondazione ontologica alternativa rispetto alla caotica e incomprensibile realta' esteriore. Naturalmente anche Baudelaire, Verlaine e Rimbaud diventano punti di riferimento costanti, (...) anzi, i simbolisti veri e propri, da Laforgue a More'as, da De Re'gnier a Samain, da Ghil a Ge'raldy, non fecero altro che portare sul piano di vera consapevolezza e di proposta l'implicita scoperta dei grandi innovatori. (...) La base fu l'idea della poe'sie pure, implicita fin dalle prime intuizioni romantiche dell'arte come manifestazione suprema dello spirito; e questa formula dilago' in tutta Europa esercitando una vera e propria funzione liberatoria rispetto a tradizioni ancora vincolate al contenutismo sentimentale romantico e ai canoni stilistici classici. (...) Tutta una schiera di poeti ricevette dai simbolisti francesi una lezione decisiva, indispensabile per nutrire di consapevolezza vaghe e confuse aspirazioni al nuovo, oltre che per offrire modelli di grande efficacia suggestiva. (...)"

Per quel che riguarda il resto d'Europa, non dovrebbero essere trascurati nomi celebri come Heine e Hoffmansthal, in Germania, o Jimenez. Viene tralasciato in questa sede il resto d'Europa, in favore della patria del simbolismo, di quella Francia, insomma, che e' da sempre letta come la madrepatria della poesia decadente europea.

Il panorama filosofico europeo di questo periodo non vede tra i suoi maggiori rappresentanti nessun italiano. In questa sede mi sono limitato a presentare una visione il piu' possibile organica sul pensiero decadente, proponendo quelli che a mio parere sono da ritenersi i tre maggiori interpreti del pensiero di questi anni: Kierkegaard, Nietzsche, Freud. Questi tre pensatori, che potrebbero essere definiti "i maestri dell'inconscio" sono tra loro molto vicini e affrontano, seppure con prospettive diverse, gli stessi problemi. Cosi' li troviamo di fronte ad una dimensione di angoscia esistenziale in Kierkegaard, al superomismo in Nietzsche, alla psicanalisi in Freud. Tre diverse prospettive che tendono a ridurre inesorabilmente l'uomo in uno stato di timore e angoscia.Comincia cosi' ad emergere la dimensione irrazionale dell'uomo, il sub-stratum che controlla e gestisce la nostra esistenza: inutile ricordare lo spirito dionisiaco nietzschiano e l'inconscio di Freud.

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La nascita del decadentismo

"Non c'e' bellezza senza una certa irregolarita' nelle proporzioni". Edgar Allan Poe sembra voler illustrare in queste poche parole il manifesto di una societa' che faceva dell'irregolarita' il suo valore piu' profondo. Il Decadentismo, che prese piede in Europa a partire dagli ultimi vent'anni dell'800 e si protrasse fino al '900, influenzo' radicalmente lo sviluppo culturale e sociale del nostro secolo. Mentre la critica e' concorde nel fissare la data di nascita del decadentismo intorno al 1880, le opinioni sono discordi circa la fine di quest'epoca: alcuni critici ritengono che il decadentismo possa dirsi finito dopo la prima guerra mondiale, altri dopo la seconda, altri ancora, come il Gioanola, interpretando il decadentismo da un punto di vista psicologico-morale, tendono a considerare decadente tutta la cultura 900esca. Verso la fine dell'800 entra in crisi la cultura positivista ad opera degli scienziati stessi, che si trovano costretti ad ammettere i limiti e i molteplici difetti di un profilo sociale puramente scientifico. Come reazione si sviluppa in tutta Europa una tendenza irrazionalista e anti-scientifica che prendera' appunto il nome di "Decadentism". Questo termine nasce con una forte connotazione negativa e trae origine dal titolo di un quotidiano, "Il decadente". Il termine fu inizialmente coniato in senso dispregiativo da alcuni seguaci della corrente positivista; decadente, nell'800, significava debosciato, drogato e dannato. Solo nel '900 si e' riusciti a privare questo termine di tutte le sue valenze negative e a considerare il Decadentismo come un vero e proprio movimento culturale.

Nessun'altra corrente di pensiero ruppe con la tradizione quanto il Decadentismo. E' forse per questo motivo che fu (ed e' tuttora) cosi' amato: in una societa' come quella positivista o come quella attuale, in cui il valore dell'uomo sembra ridursi a quello di una semplice macchina (un po'' come aveva ipotizzato Marx nella sua teoria sulla mercificazione dell'uomo), i decadenti si presentano come un enorme incendio che viene a distruggere ogni certezza e ogni valore della societa' a loro contemporanea. Cosi' mentre da un lato troviamo un positivismo freddo, razionale e, per certi versi, conformizzante, dall'altro ci troviamo di fronte ad un movimento passionale, irrazionale ed egocentrico. E' proprio l'emergere di questa dimensione inconscia e irrazionale (vedi ad esempio lo spirito dionisiaco di Nietzsche, ma anche tutta la psicanalisi freudiana) che caratterizza il profilo etico e, soprattutto, esistenziale dell'uomo che vive nel Decadentismo. Lo sfogo passionale, il brusco emergere di violente emozioni, di sentimenti nascosti, di dimensioni e riflessioni recondite sono le caratteristiche del pensiero e della poetica decadente: l'uomo non e' piu' visto ne' essere sterile componente di una massa, ne' come individuo in una societa' ma come soggetto coinvolto e al tempo stesso sconvolto dalla enorme profondita' e dalle reali potenzialita' della sua vera intimita'. Appare percio' evidente il rifiuto da parte dell'uomo di omologarsi alla massa o alla classe. La psicanalisi freudiana, dal canto suo, contribui' ad aggravare questa crisi.

Uno dei critici piu' famosi della letteratura italiana ed europea, Benedetto Croce, considerava il Decadentismo come una letteratura malata, una crisi letteraria in una societa' perfettamente sana; studi successivi hanno dimostrato che il decadentismo non e' la crisi della letteratura, ma la letteratura della crisi, la letteratura di un periodo profondamente contraddittorio, segnato dalla perdita di ogni valore: "il profitto e' tutto, ogni valore e' decaduto", ci dice Thomas Mann. Il decadentismo investe e coinvolge ogni campo della cultura umana, dall'arte alla filosofia, dalla poesia alle scienze, in un flusso continuo e impetuoso di idee folli, stravaganti, auliche o opprimenti. Questo periodico e, a volte, ossessivo fluire di idee diverse (talora in netto contrasto tra loro) e' motivato dalla ricerca di un equilibrio interiore: l'angoscia esistenziale che sconvolge l'uomo decadente (e che lo rende da questo punto di vista assai simile al nostro Leopardi) conduce ora ad un pessimismo cosmico, ora ad una pia e mera rassegnazione, ora alla ricerca di nuovi orizzonti e nuovi piaceri (sappiamo che molti poeti decadenti fecero notevole uso di droghe e alcol). La vita viene spesso vista in un'ottica di completa impotenza, in cui il presente, fugace e incontrollabile, non si ferma di fronte a nulla; dal canto suo, l'uomo si vede costretto a procedere a ritroso nella sua esistenza col solo ausilio dell'immaginazione, costretto a riflettere inutilmente su scelte fatte in passato, ma senza alcuna possibilita' di modificarle (v. Kierkegaard). Tutta questa sofferenza non fa altro che aumentare l'angoscia, in un circolo vizioso che non presenta vie d'uscita.

Un'epoca quindi di forti contrasti, motivati anche dalla situazione storico-sociale negli anni del Decadentismo assistiamo ad un aumento dell'aggressivita' da parte di tutte le potenze europee (che sfogheranno questa rabbia in una vasta serie di imprese coloniali e di conflitti) e contemporaneamente alla creazione di una societa' di massa e di nuove realta' sociali. Sono gli anni della Belle Époque, ma sono anche anni di grandi tensioni, che sfoceranno nella prima guerra mondiale. E' quindi ovvio che l'uomo non riesce piu' a ritrovarsi nel Positivismo, considerato "appiattente", e si getta a capofitto nella ricerca di movimenti filosofici piu' intimi, dando vita a tutta quella serie di correnti che prenderanno il nome di "filosofie neospiritualiste". Il Decadentismo fu quindi un periodo fondamentale per la formazione della nostra cultura; moltissimi scrittori e pensatori contemporanei sono profondamente legati al pensiero decadente. Ma forse noi non ci rendiamo conto di quanto ci siano vicini i decadenti: le loro idee, piu' che le loro poesie, ci seguono giorno dopo giorno come un'ombra, che resta spesso nascosta, ma che emerge in tutta la sua potenza se ci lasciamo trascinare dal nostro intimo istinto.

I predecessori del decadentismo

Dostoevskij e il romanzo. Con il suo romanzo "Le memorie del sottosuolo", una delle sue opere migliori, Dostoevskij viene a porsi come il primo ideatore di un pensiero decadente. Se consideriamo che l'opera fu scritta nel 1846 e che presenta tutti i caratteri della cultura decadente, ci rendiamo ben conto del fatto che questo romanzo possa essere considerato a pieno titolo la madre del Decadentismo. Ci troviamo di fronte per la prima volta ad un eroe negativo in cui irrompe il male, rappresentato da tutte le pulsioni recondite dell'uomo. Il "sottosuolo" di Dostoevskij altro non e' quella dimensione spaventosa e dominante che Freud identifichera' con l'inconscio.
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Baudelaire e la poesia. Baudelaire fu senza alcun dubbio il fondatore della poesia decadente e rimase come modello per tutti i poeti dell'epoca.
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Nietzsche, Freud e la filosofia. Insieme col danese Kierkegaard, sono i due maggiori filosofi della societa' decadente.
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Come "si legge" il Decadentismo?

La critica si e' spesso scervellata cercando interpretazioni complete e organiche del decadentismo. Tuttavia nessuno e' mai riuscito a darne una lettura coerente e sintetica. Possiamo citare le tre principali tendenze critiche dell'ultimo secolo:



La critica sociologica: parte da un'analisi prettamente storica, leggendo il decadentismo come la ovvia conseguenza degli scontri di classe e delle contraddizioni storiche di questo periodo. Secondo questa visione, il decadentismo nasce dalla crisi della borghesia e dei suoi valori.
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La critica culturale-morale: parte dalla psicanalisi freudiana e conduce un'analisi del Decadentismo a partire dall'uomo e dalle sue pulsioni inconsce.
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La critica spirituale: e' basata sulla visione del Decadentismo come semplice momento di crisi spirituale dell'uomo.
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Quale delle tre interpretazioni e' quella giusta? Tutte e nessuna; in effetti ci troviamo di fronte a tre letture esatte, ma sostanzialmente parziali e incomplete.

Il rapporto col Romantismo e il Verismo-Naturalismo

Come il Positivismo puo' per certi versi essere accostato all'Illuminismo, cosi' il Decadentismo puo' essere avvicinato al Romanticismo. Di fatto, possiamo dire che il Decadentismo nasce da quelle correnti cupe e tenebrose del Romanticismo che sono meglio catalogate sotto il nome di Romanticismo Nero. Dal Romanticismo il Decadentismo eredita l'irrazionalita' e l'angoscia esistenziale; da questo punto di vista si potrebbe azzardare, come gia' accennato, una lettura dello stesso Leopardi in chiave decadente. Ma e' soprattutto dalle correnti irrazionaliste tedesche che nasce il Decadentismo. Per approfondire quest'argomento, clicca qui.

Per quel che riguarda il Verismo-Naturalismo, la critica crociana ha spesso visto il Verismo come il figlio sano del Romanticismo, mentre il Decadentismo come il figlio malato e degenere. L'interpretazione e' tuttavia assai criticabile. In realta' mentre il verista cerca la realta' guardando fuori da se' il decadente cerca "Il nuovo scavando dentro di se'" (C. Baudelaire). Il poeta, il folle, il drogato e il santo sono le uniche persone in grado di penetrare nella realta'. Tuttavia costoro non riescono a imporsi perche' non sanno chi sono e per cosa stanno lottando.

Le quattro tendenze del decadentismo

Il movimento decadente, cosi' come quello romantico, non fu caratterizzato dall'unitarieta' di temi e forme. Possiamo identificare quattro categorie in cui si muovono i decadenti:



Estetismo. Propone il culto del bello come fonte di piacere e vede nell'edonismo il suo valore principale. D'Annunzio segue questa tendenza nella composizione de "Il Piacere".
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Vitalismo. Esalta la forza e lo spirito vitalista. Degno predecessore fu senza dubbio Carducci.
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Superomismo. Il maggior rappresentante fu senza dubbio il D'Annunzio che asserisce "Il superuomo e' nato e sono io". Trae origine dalla filosofia Nietzschiana.
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Vittimismo. Caratterizzato dalla esasperazione del dolore e del sentimento che si risolve in un sentimentalismo languido e vuoto. Pascoli ha scritto alcune poesie di questo tipo; il maggior rappresentante in ambito europeo fu senza dubbio il De Amicis.
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Le cinque caratteristiche d'oro dei decadenti



I Decadenti si isolano dalla societa'.
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I Decadenti non hanno fiducia nella ragione.
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I Decadenti sono dominati dall' ansia di evadere dalla realta' e sognano il ritorno all' infanzia vista come l'eta' magica.
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I Decadenti adottano un nuovo linguaggio (simboli-analogie-suoni suggestivi) e rifiutano le regole della natura.
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I Decadenti sono eroi negativi della noia o dell'angoscia oppure superuomini.
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