"Casto come la carta, sobrio come l'acqua, portato alla devozione come una comunicanda, inoffensivo come una vittima, non mi dispiacerebbe di passare per un ubriacone, un debosciato, un empio e un assassino"
IntroduzioneNel proporre una visione il piu' possibile omogenea della poesia di Baudelaire, ho ritenuto opportuno dividere l'immensa mole di informazioni al suo riguardo in tre piccole sezioni. Dapprima ho proceduto ad una puntigliosa esposizione della vita di Baudelaire, essenziale per comprendere il Weltanshauung e l'origine della sua concezione artistica. Nella seconda parte ho invece tentato un approccio critico alla poetica baudelairiana, cercando di estrapolare i caratteri che piu' mi sembravano significativi. Infine, nella terza e ultima parte ho voluto proporre alcune tra le poesie piu' belle e famose di questo poeta.
Le origini e la vocazione poeticaCharles Baudelaire nasce a Parigi il 9 aprile 1821. Il padre, Francois, appartiene alla piccola borghesia terriera: prete sotto la Rivoluzione, frequenta i philosophes, rinuncia all'abito sacerdotale e diviene funzionario e pittore dilettante; a sessant'anni sposa in seconde nozze Caroline Dufay un'orfana ventiseienne. Dopo gli studi secondari, nel corso dei quali gia' si affermano il suo spirito ribelle e la passione per le arti e la poesia, Baudelaire si iscrive alla facolta' di giurisprudenza, ma trascura gli studi per vivere a suo capriccio stringendo le prime relazioni artistiche e amorose. La vita del giovane Baudelaire appare pericolosamente dissipata agli occhi della madre e del patrigno, ora generale, e per riportarlo sulla retta via, la famiglia riunita in consiglio, decide di allontanarlo da Parigi: nel giugno del 1841 Baudelaire si imbarca su una nave diretta a Calcutta. Il viaggio tuttavia non produce gli effetti desiderati: il comandante cui il giovane e' stato affidato osserva che "e' troppo tardi per sperare di indurre il signor Baudelaire a rinunciare alla sua passione esclusiva per la letteratura". Giunto alle Mauritius, in preda a una profonda crisi di nostalgia, Baudelaire rifiuta di proseguire il viaggio e rientra a Parigi nel febbraio dell'anno successivo.
Da quel viaggio maledetto e umiliante, il poeta riportera' alcuni ricordi luminosi e il sogno di un paradiso lontano che, per alimentare la sua immaginazione, dovra' rimanere appunto tale. Poco dopo il rientro, Baudelaire incontra Jeanne Duval, la mulatta che ispirera' la sua poesia, e una volta raggiunta la maggiore eta' entra in possesso dell'eredita' paterna. Deciso a vivere una vita fuori da ogni tutela, dichiara alla famiglia la sua volonta' di "farsi autore".
L'esordio in letteratura, la rovinaNei due anni successivi, tra il 1842 e il 1844, Baudelaire fa il suo ingresso in letteratura. Compone poesie che figureranno nei Fleurs du mal, si atteggia a dandy, compra quadri, oggetti d'arte, libri preziosi e finisce per subire l'umiliazione di un nuovo consiglio di famiglia che gli toglie la gestione autonoma dei suoi beni. Gia' a quell'epoca, il destino di Baudelaire e' segnato: non smettera' piu' di lottare contro l'indignazione della famiglia, l'incomprensione della madre, la miseria cronica e la malattia; i primi sintomi di una sifilide contratta tra il 1841 e il 1842 cominciano gia' a tormentarlo. Di questi tempi la malattia viene curata con il mercurio, di cui si leniscono gli effetti devastanti con l'oppio: questo "trattamento", unito all'uso di alcool e altre droghe, mina irrimediabilmente la salute del poeta.
Il maledettoIl contesto esistenziale nel quale Baudelaire elabora la sua opera e' profondamente segnato dalla sofferenza: una sofferenza inflitta dalla stupidita' di una societa' puritana e avida; una sofferenza causata infine dalla malattia che incide pesantemente sulle sue difficolta' di scrittore, sulla sua tendenza al rinviare (lascia molti progetti incompiuti o appena abbozzati), sull'angoscia del nulla e della perdita di se', cui lo stesso Baudelaire da' il nome di spleen, e che trova il suo esito ultimo in un desiderio di annientamento che arrivera' sino al tentativo di suicidio del 1845. Si puo' dire che questa sofferenza ne costituisce lo sfondo, e Baudelaire, come testimonia la corrispondenza, dovra' lottare contro di essa per costruire la sua opera nei ventidue anni che gli restano da vivere.
Il ribelleA partire dal 1844, Baudelaire pubblica regolarmente poesie su varie riviste, saggi sull'arte, un racconto (La Fanfarlo, 1847) e alcune traduzioni da Poe. Intorno al 1847, aderisce alle idee socialiste, partecipando con entusiasmo alla rivoluzione del 1848, ma il colpo di stato del 1851 gli toglie ogni interesse per la politica. Non e' µn rivoluzionario, ma un individualista in rivolta permanente contro le "belve feroci della proprieta'", il moralismo, il progresso, tutti i valori di "un mondo in cui l'azione non e' sorella al sogno", bensi' il braccio armato di interessi utilitaristi.
L'amore tra "inferno e cielo"Nel 1852, anno in cui pubblica il suo famoso studio sull'opera di Edgar Allan Poe, Baudelaire tenta di sedurre Madame Sabatiero, che ispirera' alcune delle poesie piu' belle delle Fleurs du mal e rappresentera' nell'immaginario del poeta il polo dell'amore sublime e mistico, corrispondente alla ricerca del Bello ideale. Jeanne invece occupa il polo dell'amore carnale, che puo' essere affascinante e diabolico, ma anche nettamente sadico e mortifero, e in quanto tale corrisponde al richiamo del baratro e dell'autodistruzione.
Le fleurs du malIl 1857 e' un anno fondamentale per Baudelaire: pubblica infatti "Les fleurs du mal". Ma non e' la via della gloria che si apre per Baudelaire, bensi' un nuovo calvario: il processo alle Fleurs rivela a Baudelaire quanto atroce sia la "stupidita' che lo circonda", tanto da indurlo a rinunciare a ogni self-defence di fronte alla "spaventosa inutilita' di spiegare alcunche' a chicchessia". Nel 1860 appaiono "Les paradis artificiels" e, nel 1861, insieme al celebre articolo su Wagner, la seconda edizione dei "Fleurs du mal", che non comprende i sei componimenti condannati, ma e' arricchita da nuove poesie, tra cui "Le voyage" che chiude la raccolta nel segno della morte e del suo richiamo. In quello stesso anno Baudelaire progetta di scrivere un libro di confessioni, "Mon coeur mis a' nu", che, per quanto rimasto allo stato di frammento (1887), rivela la complessita' dell'anima del poeta, l'abisso di sofferenza in cui precipita, l'angoscia di morte che pesa su di lui dal primo lieve attacco del 1860 a quello, assai piu' grave, del 1862: quel "singolare avvertimento" in cui egli dice di aver sentito frusciare su di se' l'ala dell'imbecillita'.
La fuga in Belgio e gli ultimi giorniDopo la pubblicazione nel 1863 di due saggi magistrali e decisivi per la definizione della modernita' "La vie et l'oeuvre d'Eugeny Delacroix" e "Le peintre de la vie moderne" - Baudelaire, esasperato dall'ottusita' reazionaria del secondo Impero e piu' che mai perseguitato dai creditori, parte per Bruxelles (aprile 1864), dove spera di trovare una buona accoglienza, anche in termini finanziari. La delusione e' amara gia' all'arrivo, e ben presto il Belgio diviene ai suoi occhi l'emblema della decadenza morale e intellettuale dei contemporanei. Durante tutto il 1865, il poeta soffre di disturbi sempre piu' gravi, sino alla caduta di cui e' vittima a meta' marzo del 1866, in una chiesa di Namur. Il 23 colto da emiplegia e il 31, giorno in cui "Le Parnasse contemporain" pubblica i "Nouvelles Fleurs du mal", Baudelaire e' afasico e ormai solo un'ombra. Ricondotto a Parigi dalla madre, entra in una casa di cura, dove morira' dopo un anno di agonia il 31 agosto 1867, senza aver recuperato la parola.
L'innovazione poeticaL'influenza che Charles Baudelaire esercito' sul Decadentismo europeo fu notevolissima; non a caso il Binni ne parla citando una celebre frase di un critico francese "Il est une facon de sentir avant Baudelaire et une facon de sentir apres lui". Sebbene viva in un'epoca in cui il Romanticismo giunge alla magnificenza, il poeta francese si estranea radicalmente dalla societa' a lui contemporanea, tanto poter essere considerato il padre e il fondatore della corrente letteraria che prese il nome di Decadentismo . La frattura tra la poetica di Baudelaire e quella dei romantici e' profondissima; in un mondo in cui domina incontrastato lo spirito romantico (ed in particolare ricordiamo l'opera di Hugo, "I miserabili"), questo poeta getta le fondamenta di una poetica e di un modus vivendi che diverranno le basi della nuova societa', una dimensione completamente nuova, misteriosa e sconosciuta, in cui ogni valore viene sovvertito e ogni legge umana viene infranta, nel disperato tentativo di vedere cio' che vi e' oltre l'uomo (vedi l'"Uber Mensch" Nietzschiano). Non e' piu' la ricerca di una fredda e vuota bellezza che domina la poesia baudelairiana, ma il fascino perverso per tutto cio' che vi e' di grottesco, distruttivo e sovversivo della societa' contemporanea. Ecco come si possono schematizzare i contrasti di valori tra la societa' borghese contemporanea (primo elenco) e Baudelaire (secondo elenco):
Culto del bello apollineo, vuoto ed estremamente formale. |
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Metropoli come benessere e fonte borghese di guadagno |
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Cristianesimo vuoto e allineato alle esigenze borghesi. |
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Vita come continuo guadagno materiale e accumulo di beni. |
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Solarita' e chiarezza con se stessi e con gli altri. |
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Ricerca di droghe, alcol, vizi, erotismo, bello grottesco. |
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Metropoli come disagio moderno, dominata da vizi e desolazione. |
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Satanismo e culti alternativi. |
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Spinta alla morte e al vuoto. |
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Mistero come dominio che parla al solo poeta. |
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Per quel che riguarda il riscontro con la poesia italiana ottocentesca, Baudelaire influenzo' solo superficialmente gli autori della scapigliatura, piu' vicini ad un maledettissimo esistenziale che letterario e poetico. Con tutta probabilita'‚ Baudelaire puo' essere maggiormente avvicinato alle correnti poetiche postdecadenti, quali il Futurismo e l'Espressionismo vociano (Segre). Ma l'innovazione e' anche linguistica: Baudelaire fa proprio "un linguaggio crudo, violento, talora catastrofico, fatto di simboli, analogie e suoni suggestivi"; ed e' proprio grazie alla intrinseca caratteristica fonetica delle parole che questo poeta riesce a creare immagini ed emozioni nuove:"... vesti imbrattate, ferite aperte, e il sanguinante armamentario della Distruzione!" CIX, "La distruzione"
Proprio per questo motivo Baudelaire viene considerato un poeta fondamentale: come tutti i grandissimi scrittori e poeti, egli puo' essere considerato il fondatore di una lingua nuova, costruita su una raffinata ricerca psicologica, misteriosamente affascinante e inconoscibile, che trae origine da quella dimensione potenzialmente infinita che e' il nostro inconscio.
I sentimentiLo sfogo passionale e il brusco emergere di violente emozioni, di sentimenti nascosti, di sensazioni e pulsioni recondite sono le caratteristiche del pensiero e della poetica decadente di Baudelaire: l'uomo non e' piu' visto ne' come sterile componente di una massa, ne' come individuo inserito in una societa', ma come soggetto coinvolto e al tempo stesso sconvolto dalla enorme profondita' e capacita' della sua vera intimita'.
Il doppioBaudelaire eredita dagli illuministi e dai romantici la visione super-naturalista di un mondo "doppio", ma per lui il cielo e' chiuso, inaccessibile. L'ascesi verso la rivelazione non puo' piu' aver luogo e soltanto il reale si da' alla conoscenza: un universo decaduto, finito e atroce che il tempo pone sotto il segno della malattia e della morte. Il Bello e il Bene sono desiderati in quanto assenti da questo mondo, l'unico luogo assegnato al poeta che sa di collocarsi in esso come straniero, maledetto, infermo come l'albatro sul ponte della nave. Nello stesso modo, secondo una concezione che poi diverra' dominante con l'avvento di Freud, anche l'uomo e' combattuto interiormente tra il Bene e il Male.
Lo spleenUna cosa che sicuramente salta all'occhio leggendo Les fleurs du mal, e' l'innumerevole quantita' di poesie che Baudelaire ha intitolato "Spleen". Troviamo lo stesso titolo anche tra le poesie di Verlaine e Rimbaud, con cui sappiamo che il poeta intrattenne rapporti più o meno amichevoli. Ma cosa significa "Spleen"? Il significato di questa parola e' piuttosto ampio ma si puo' riassumere in un sentimento di angoscia esistenziale e di vuoto. Spleen e' la dimensione del vuoto e dell'insignificante; ma e' anche la dimensione della Noia e dell'Angoscia. Ma Spleen ha anche una relazione molto intima con l'animo del poeta e ne indica, piu' propriamente, la paura che il proprio io vada perdendosi nel Male.
Le poesieL'ALBATRO
Spesso, per divertirsi, gli uomini dell'equipaggio
catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
il vascello che scivola sopra gli abissi amari.
Non appena li hanno deposti sulle tavole,
questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi,
miseramente lasciano le grandi ali candide
come remi arrancare strisciando accanto a loro.
Com'e' impacciato e debole il viaggiatore alato!
Lui, prima cosi' bello, com'e' sgraziato e comico!
Chi gli va stuzzicando il becco con la pipa,
chi mima, zoppicando, lo storpio che volava!
Il poeta assomiglia al principe dei nembi
che pratica la tempesta e se la ride dell'arciere;
esiliato a terra in mezzo agli scherni,
le ali da gigante gli impediscono di camminare.
CORRISPONDENZE
La natura e' un tempio dove colonne vive
lasciano a volte uscire confuse parole;
l'uomo vi passa attraverso foreste di simboli
che l'osservano con sguardi familiari.
Come echi lunghi che da lontano si fondono
in una tenebrosa e profonda unita'
vasta quanto la notte e quanto la luce,
i profumi, i colori e i suoni si rispondono.
Ci sono profumi freschi come carni infantili,
dolci come oboi, verdi come praterie
- e altri corrotti, ricchi e trionfanti
che hanno l'espansione delle cose infinite
come l'ambra, il muschio, il benzoino e l'incenso
che cantano gli abbandoni dello spirito e dei sensi.
ELEVAZIONE
Sopra gli stagni, sopra i monti e le vallate,
sopra le foreste, le nuvole, gli oceani,
al di la' del sole, oltre gli spazi eterei,
al di la' dei confini delle sfere stellate,
spirito, tu ti muovi con agilita'
e, come un buon nuotatore nell'estasi dell'onda,
solchi festosamente l'immensita' profonda
con un'indicibile e maschia volutta'.
Fuggi lontano da questi morbosi miasmi,
vola a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e celestiale liquore,
il chiaro fuoco che colma i limpidi spazi.
Alle spalle gli affanni e le vaste pene
che gravano opprimenti sull'esistenza brumosa
fortunato chi puo', con ala vigorosa,
slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;
l'uomo i cui pensieri, come fanno le allodole,
verso il cielo al mattino liberi si avventano
- che sorvola la vita e intende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
L'UOMO E IL MARE
Uomo libero, amerai sempre il mare!
Il mare e' il tuo specchio: contempli la tua anima
nel volgersi infinito dell'onda che rotola
e il tuo spirito e' un baratro altrettanto amaro.
Ti piace sprofondare nella tua stessa immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore
si distrae qualche volta dal suo proprio rumore
al suono di quel lamento selvaggio e indomabile
Siete ambedue tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha sondato il fondo dei tuoi abissi;
o mare, nessuno sa le tue ricchezze intime,
tanto siete gelosi dei vostri segreti!
Pure, da un numero incalcolabile di secoli
voi due vi combattete senza pieta' ne' rimorso,
talmente amate la carneficina e la morte,
o lottatori eterni, fratelli implacabili!
IL GATTO
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo e d'agata.
Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s'inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,
vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un'aria sottile, un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.
SPLEEN
Sono come il re di un paese piovoso,
ricco ma impotente; giovane e vecchissimo,
che sprezzando gli inchini servili dei maestri
s'annoia con i suoi cani come con le altre bestie.
Niente puo' rallegrarlo, ne' caccia ne' falcone,
ne' il popolo che muore davanti al suo balcone.
Del prediletto buffone la grottesca ballata
non spiana pu' la fronte del crudele malato;
in tomba si muta il suo letto tutto fiordalisi,
e le dame che trovano bello qualunque principe,
per carpire a quel giovane scheletro un sorriso
non sanno pili che inventare in quanto a mode impudiche.
Non ha potuto il sapiente che gli fabbrica l'oro
estirpare dal suo essere l'elemento corrotto,
ne' in quei bagni di sangue che Roma ci apprende,
e di cui nella vecchiaia si ricordano i potenti,
e' riuscito a scaldare quel cadavere ebete
dove ai posto del sangue scorre la verde acqua del Lete.






