Niccolo' Machiavelli

Machiavelli

Niccolo' Machiavelli, nato a Firenze nel 1469, di famiglia antica ma di modeste fortune, dopo una buona formazione umanistica, nel 1498 entro' al servizio della repubblica fiorentina come segretario di cancelleria. L'esperienza diretta acquisita in questo modo, e gia' consegnata alle lettere e agli scritti di questo periodo, stara' anche alla base della sua successiva riflessione teorica e storica, allorche', in seguito alla caduta della repubblica (1512), egli sara' escluso dalla vita pubblica. Costretto al ritiro in campagna, dal 1513 al 1520 compose Il Principe (seconda meta' del 1513), i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Dell'arte della guerra, oltre a scritti minori e alla commedia Mandragola. Dal 1520 riprese, seppur in forme modeste, l'attivita' pubblica, al servizio dei Medici (di questo periodo sono anche le incompiute Istorie fiorentine); e per cio' verra' tenuto da parte al momento della restaurazione della repubblica a Firenze (1527), d'altronde ormai alla vigilia della sua morte. Solo nel 1531-32 usciranno postumi, Il Principe e i Discorsi, che sono le opere di maggior rilevanza teorica di Machiavelli, dedicate rispettivamente ai problemi dei principati e a quelli delle repubbliche.

Il pensiero politico

Al centro di tutti gli interessi di Machiavelli c'e' il problema politico: come possa costituirsi saldamente uno stato nuovo, e, una volta costituito, come possa conservarsi. Per la durata di uno stato, Machiavelli pensa che siano soprattutto rilevanti le qualita' (virtu') del popolo; per l'instaurazione dello stato, le virtu' di un singolo. Ma, come concepita da Machiavelli, la "virtu'" non ha piu' nulla dell'omonima nozione cristiana: non soltanto perche' la virtu' di Machiavelli e' politica anziche' individuale, riguarda il cittadino anziche' la sua anima, ha per scopo la patria terrena anziche' l'aldila', ma anche perche' e' intesa nel senso antico, come capacita' e forza, e secondo Machiavelli puo' qualificare anche comportamenti che sarebbero senz'altro condannati dall'etica cristiana.

Questa spregiudicatissima concezione dell'agire politico e' esposta particolarmente in riferimento a chi intenda fondare uno stato nuovo: per avere prospettive di successo, egli deve impiegare la sua forza e la sua abilita' senza lasciarsi intralciare da scrupoli morali, fino ad usare anche la crudelta' e la frode, ai propri fini, cioe' contro chi si opponga al suo disegno o anche solo potenzialmente si trovi in contrasto con esso. Del resto, la stessa religione e' considerata da Machiavelli quale strumento di potere e di governo (per cui fa parte dell'abilita' di un principe farsi credere privilegiato dalla divinita', come si usava in antichita') o comunque quale strumento di coesione e ordine sociale, poiche' la sanzione religiosa favorisce l'osservanza di patti e impegni giurati all'interno di un popolo diminuendo le contese fra i privati.

Il realismo politico di Machiavelli e la concezione della storia

Sottratta alla tradizionale funzione edificante di magistero per la vita, la storia viene ora posta al servizio della politica, nella sua autonomia, con il suo realismo e le sue necessita'. Per comprendere le dinamiche che regolano i fenomeni politici, sostiene Machiavelli, occorre attenersi alla verita' effettuale della cosa, quale essa e', vista frontalmente e senza imbellettamenti; e l'agire politico va descritto e analizzato qual e' con gli interessi, le necessita' e le asprezze che lo dominano, e non per come vorremmo che fosse.

Il progetto di una scienza della politica poggia in Machiavelli su un'antropologia naturalistica: l'immutabilita' della natura umana, la relativa costanza dei desideri, delle passioni e dei comportamenti in ogni tempo e latitudine, consentono di ridurre ad un'unita' le mutevoli vicende storiche, di scoprirne le costanti, le ricorrenze.

Probabilmente, pero', l'aspetto che piu' c'interessa, per il discorso sull'assolutismo, e' l'idea che Machiavelli ha dello stato come totalmente identificabile con l'individuo, con il principe.

In un periodo cosi' delicato per l'Italia tutta, come quello vissuto dal letterato fiorentino, Machiavelli identifica l'unica soluzione della situazione con la figura del principe che si dovrebbe conquistare uno stato e conservarlo. A tale scopo occorreranno virtu' quali astuzia e fermezza, destrezza e coraggio: l'istintiva animalita' della volpe e del leone. Prudenza e giustizia, fortezza e temperanza, magnanimita' e liberalita' varranno se conformi a tale scopo, non piu' come virtu' in se stesse, e andranno praticate solo se non verranno a ledere l'immagine di potenza, di ferrea determinazione del principe. Al principe percio' converra' essere temuto piu' che amato, e farsi simulatore e dissimulatore: il sovrano non e', secondo Machiavelli, tenuto ad essere giusto, grande o magnanimo, ma a conservare il potere.

Machiavelli non pone dunque il problema della sovranita' legittima: unico titolo per la legittimazione del potere e' il possesso di fatto. Lo stato e' anzitutto autorita', titolarita' dell'imperio e del governo, potere monopolistico di comando e di coercizione. Come virtu' e fortuna, anche forza e consenso svolgono ruoli tra loro complementari. Senza la forza, le occasioni storiche si vanificano e la virtu' resta inoperante. Senza la forza il consenso puo' essere rovesciato.

Infine Machiavelli, almeno teoricamente, non si sbilancia sulla preferibilita' di una forma istituzionale rispetto ad un'altra. La preferibilita' di una forma istituzionale, dice Machiavelli, va valutata per la sua stabilita' e non per astratti criteri di giustizia. Tutte le istituzioni sono destinate a perire, in un alternarsi d'ordine e disordine, decadenza e sviluppo poiche' la vita degli stati segue un ritmo ciclico in cui nascita, gioventu', maturita', decadenza e morte si susseguono inesorabili.

Ammaestrato ad un prudente relativismo storico, Machiavelli non esprime ricette assolute: normalmente piu' stabile e duraturo e' lo stato misto a base popolare e a struttura sociale gerarchica, fortemente centralizzato nel sistema di decisione politica e altrettanto disciplinato nel sistema d'accesso al governo. Sparta e la Roma repubblicana rappresentano i due esempi migliori.







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