L'assolutismo in Inghilterra

Nel corso del Seicento l'Inghilterra passa da un esperimento di governo assolutista (con i regnanti Stuart, Giacomo I e Carlo I) alla Rivoluzione che, vedendo contrapposte le forze realiste a quelle parlamentariste sfocera' nel regicidio e nella proclamazione della Repubblica e, dopo la Restaurazione, nella "gloriosa rivoluzione". Un secolo di storia durante il quale la bilancia pendera' una volta dal lato della corona, una volta da quello del parlamento e una volta, l'ultima, rimarra' piu' o meno in equilibrio.

Il Seicento rappresenta, dunque, per l'Inghilterra un secolo di grande fervore. Durante la prima meta' del secolo si assiste allo sviluppo, in linea con il resto dell'Europa, di una forma di governo assolutistica espressa, sino al 1649, da una teocrazia regia. Ma le lacerazioni di tipo religioso, le crisi finanziarie, i significativi scontri tra le forze economiche, il diffondersi di teorie contrattualistiche e monarcomache fanno da sfondo al successivo sviluppo e favoriscono il passaggio a uno stato fondato sull'equilibrio tra il potere del re e quello delle Camere.

Nel 1660 la nobilta' rappresenta il 2-3 % della popolazione, l'Inghilterra e' popolata di giovani (la durata della vita media si aggira sui trentatre anni circa), ci si sposa in eta' relativamente matura, la crescita demografica, in controtendenza con la generale situazione europea, e' positiva, la mobilita' sociale enorme e gli spostamenti, interni (prevalentemente in direzione della city di Londra), ed esterni (verso l'Irlanda e l'America), frequenti.

Le basi per la potenza inglese sono state dunque gettate. L'aristocrazia, al contrario di quanto avviene in Francia, si rende disponibile per imprese "industriali" e commerciali e nasce la Banca d'Inghilterra.

Filosofi trattati in questa sezione:

Thomas Hobbes
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