Thomas Hobbes

Hobbes elabora un sistema filosofico di impostazione materialista che accetta e utilizza i risultati della nuova scienza seicentesca. Si oppone al sistema di Descartes che considera privo di rigore e basato su presupposti metafisici. Hobbes e' oggi noto soprattutto per la sua filosofia politica basata su un pessimismo radicale verso la natura dell'uomo e sull'idea che la societa' possa essere governata solo da un sovrano assoluto.


Thoma Hobbes
La filosofia dello stato assoluto

La teoria politica di Hobbes si presenta come una scienza particolare, anche se basata su principi comuni alle altre scienze. Hobbes ne tratta nel Leviatano, nel De cive e negli Elementi della legge: la scienza politica viene fondata come disciplina autonoma. Le sensazioni, causate dalla sensibilita' del corpo, generano piacere e dolore: e questi producono il meccanismo delle passioni, ovvero delle pulsioni e dei desideri che reggono il comportamento umano. L'etica e' la disciplina che organizza la soddisfazione di queste pulsioni. Per Hobbes esiste una differenza tra corpo naturale e corpo artificiale dell'uomo. Il corpo naturale e' quello fisico e biologico, per la cui soddisfazione gli individui agiscono nella ricerca del piacere e dell'utile. Il corpo artificiale e' quello politico: organizzandosi socialmente gli individui stabiliscono un insieme di diritti e doveri, commisurati al ruolo sociale di ciascuno.


Thoma Hobbes

L'uomo non e' un animale socievole, sostiene Hobbes confutando sia Aristotele che i giusnaturalisti Gli uomini sono per natura nemici e avversari l'uno dell'altro, tesi riassunta da Hobbes nella celebre frase del Leviatano "l'uomo e' lupo per l'uomo" (homo homini lupus). Lo stato di natura e' uno stato di guerra continua di tutti contro tutti per la ricerca del potere, del guadagno, e del proprio utile. Lo stato di natura non e' solo un primo momento della storia dell'umanita': e' soprattutto una condizione in cui gli uomini ricadono ogni volta che vengono meno poteri e forza dell'autorita' politica e sociale. Questo accade per esempio, secondo Hobbes, non solo tra i "selvaggi" dell'America, ma anche nei rapporti tra gli Stati.

Il diritto naturale consiste, nello stato di natura, nella sola liberta' di usare il proprio potere e la propria forza per difendersi e per dominare sugli altri o ucciderli: non esiste infatti ne' morale ne' giustizia, poiche' non esiste la legge. L'uomo sfugge a questa condizione grazie all'istinto di conservazione, che lo porta ad associarsi agli altri per evitare la distruzione totale e la propria morte. La societa' nasce allora con l'istituzione tra gli uomini di un patto o contratto in cui tutti rinunciano ai propri diritti di esercizio del potere e della forza, garantendosi reciproco aiuto e difesa. Tutti i diritti di potere vengono delegati esclusivamente ad un'unica entita' politica che si chiama "Sovrano", e puo' essere una persona, una assemblea rappresentativa, o un collegio di delegati. Il Sovrano acquista ed esercita tutti i poteri garantendo l'esistenza e l'attuazione di una legge che regola vita e condizioni di esistenza dei cittadini. Sorge in questo modo lo Stato, entita' politica superiore ai singoli individui e dotato di forza suprema. Hobbes lo descrive con la metafora del Leviatano (da cui il titolo del suo trattato piu' celebre. ), mostro citato nella Bibbia (Libro di Giobbe, 41, 24) dove si dice che "non c'e' sulla terra una forza che gli possa essere comparata".

Il Sovrano, secondo Hobbes, detiene un potere assoluto: ovvero assicura il rispetto del patto di unione tra i cittadini. Questo patto viene fatto osservare anche contro la volonta' dei cittadini, nel caso intendessero separarsi e tornare in uno stato di natura. I diritti dono trasferiti al sovrano in modo totale ed irrevocabile, ed egli li esercita senza limiti o condizioni particolari di controllo. In questo consiste la teoria politica dell'assolutismo, che differenzia Hobbes dai giusnaturalisti. Nel modello assolutista di Hobbes, il Sovrano non ha limiti legislativi: e' il garante superiore della legge e del potere contro chi attenta al patto di unione sociale, oltre che difensore dalle aggressioni esterne. Il sovrano crea e, in condizioni di necessita' mortale, modifica la legge.

Il ruolo e l'importanza di Hobbes nella storia delle teorie politiche vengono riconosciuti sia dai sostenitori del dispotismo, sia dai fondatori della nozione moderna di stato democratico. Ancora oggi la teoria politica di Hobbes e' discussa dagli storici delle dottrine politiche e della filosofia: puo' essere interpretata come teoria del dispotismo assoluto, ma anche, al contrario, come teorizzazione dell'esistenza di uno Stato e di una Legge dotati di un garante assoluto che ne impone il rispetto a tutti senza fare distinzioni di classe, di nascita, o di sesso tra i cittadini.


Thoma Hobbes
L'importanza di Hobbes

L'opera di Thomas Hobbes trova il suo carattere rivoluzionario nell'aver colto la connessione fra i due aspetti, politico e religioso, da cui prese origine la rivoluzione inglese.

La vittoria facile e incruenta della restaurazione monarchica in Inghilterra ai contemporanei parve l'espressione di un giudizio divino, che colpiva l'anarchia e la ribellione a favore della monarchia ereditaria che aveva avuto il suo martire consacrato nella persona di Carlo I. Puo' forse apparire sorprendente che la teoria del diritto divino dei re abbia avuto la sua formulazione piu' incisiva non gia' nella Francia di Luigi XIV, bensi' nell'Inghilterra di Carlo II; dobbiamo pero' tener presente che l'Inghilterra era stata scossa, nella prima meta' del secolo, da un grave conflitto costituzionale in cui era venuto chiaramente in luce, piu' di quanto non fosse accaduto in altri paesi, l'urto fra i due grandi principi politici del tempo. Nessuno meglio di Carlo I si era fatto assertore di un'interpretazione radicale e polemica dell'assolutismo monarchico e in nessun altro paese la teoria opposta del diritto di resistenza al sovrano era stata affermata in forma piu' recisa. Durante la Grande ribellione questa teoria aveva vinto ogni opposizione e conquistato lo stesso stato, finche', con la dittatura di Cromwell, aveva generato il suo opposto. Il diritto di resistenza, tuttavia non avrebbe mai potuto avere la forza sovvertitrice che ebbe di fatto, se non si fosse identificato con le ragioni polemiche di un movimento religioso di massa. La monarchia degli Stuart era destinata alla sconfitta nella lotta con il Parlamento perche' si era alleata con l'inviso episcopato e in tal modo si era posta in conflitto con il credo religioso della maggior parte della popolazione.

Cosi' il piu' importante degli scritti politici di Hobbes, il Leviathan, venne pubblicato nel 1651, ma si inserisce in un piu' completo sistema filosofico i cui concetti fondamentali erano gia' stati formulati in precedenza. Egli muoveva dal presupposto che le attivita' umane e i rapporti che le collegano possono essere spiegati e ricostruiti con la stessa precisione con cui la geometria definisce i rapporti fra gli elementi di una figura geometrica. Fra i primi sostenitori della nuova scienza matematica, egli ne applico' rigorosamente i procedimenti allo studio dei fenomeni della vita sociale e politica. Tutte le precedenti interpretazioni filosofiche dello stato, del diritto e della societa', poggiano, secondo Hobbes, sulla passione e su pregiudizi dogmatici.

Muovendo da questa convinzione egli giunse ad un'interpretazione pessimistica della natura umana, come abbiamo gia' avuto modo di dire, alla quale forse non fu estranea l'esperienza poco edificante della guerra civile inglese. Per Hobbes lo stato, come ogni altra istituzione permanente, trae origine non dalla benevolenza bensi' dalla paura reciproca, un impulso naturale di cui egli stesso aveva visto in atto la forza. Per evitare il bellum omnium contra omnes, che contraddistingue lo stato di natura, i singoli accettano la sottomissione incondizionata alla volonta' di un solo individuo, che diviene pertanto il "grande Leviatano" investito di poteri supremi. Ha relativamente poca importanza, in queste circostanze, quale sia la forma istituzionalizzata dal Leviatano, ma Hobbes dice in modo esplicito che egli considera la monarchia la migliore. Il Leviatano di Hobbes non riconosce alcun diritto di proprieta', ne la liberta' di pensiero e di religione. Lo stato e' l'unico interprete di tutte le leggi, spirituali e temporali, e anche i decreti divini vengono comunicati tramite il potere civile.

La filosofia politica di Hobbes puo' essere ridotta in ultima analisi a uno strano paradosso: mossi da un interesse egoistico e da freddo calcolo, i singoli si affidano alla protezione di uno stato onnipotente che li priva di ogni diritto. Questa genesi utilitaristica distingue nettamente lo stato di Hobbes da tutte le forme moderne di utilitarismo che ad esso sono state spesso paragonate. In tal modo, mentre si faceva assertore della forma piu' radicale di assolutismo monarchico, Hobbes, sulla base della filosofia materialistica, ne rifiutava la giustificazione tradizionale fondata sul diritto divino. E' questo aspetto che, piu' di qualsiasi altro, stabilisce una frattura incolmabile fra il suo pensiero politico e i presupposti ideologici su cui fondava la restaurazione. Mentre in Europa egli fu a lungo considerato uno dei maggiori pensatori, tanto che anche filosofi a lui apertamente avversi fecero proprie alcune delle sue idee, in Inghilterra si continuo' a considerarlo il "padre della miscredenza" e a vedere nel suo famoso mito del Leviatano la testa di Medusa del dispotismo e di una forma di governo fondata sull'arbitrio.







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