Il giusnaturalismo
I giusnaturalisti sostengono l'esistenza di diritti naturali dell'uomo precedenti qualsiasi contratto sociale o politico, che vanno sempre rispettati. Il contratto sociale e' invece l'unione degli individui in una collettivita' che organizza al meglio bisogni e desideri dei membri. La teoria filosofica del giusnaturalismo si diffonde dalla prima meta' del Seicento nei paesi di religione protestante, favorita dalla riflessione sui fondamenti dello stato e dei rapporti politici svolta dai nuovi ceti borghesi mercantili, che in questi paesi stanno diventando protagonisti dell'evoluzione economica, politica e sociale. E' infatti interesse dei ceti borghesi e mercantili ridefinire il loro rapporto con il potere politico e il loro ruolo nello stato, limitando nello stesso tempo il potere degli aristocratici, che giustificano la loro autorita' politica su una pretesa origine divina del loro ruolo, e degli ecclesiastici, che legittimano teologicamente questa interpretazione.
La dottrina giusnaturalista si fonda su una radice unica che poi ogni teorico sviluppa diversamente: lo stato politico viene spiegato in base alle sue sole leggi di organizzazione, senza ricorrere all'intervento di Dio. La legge fondamentale della costituzione e del funzionamento dello stato e' la nuova nozione di "contratto". Il contratto e' la libera decisione di un insieme di persone che prima hanno vissuto in una condizione definita di "stato di natura" (un modello ideale di riferimento, di cui non si puo' parlare secondo conoscenza di causa). Il momento del contratto e' quello in cui gli uomini decidono di unirsi formando una societa' unica, la cui organizzazione politica e' lo stato. Essi affidano a una autorita' particolare il potere di governare e di gestire lo stato.

