Aristotele e l'antropologia aristotelica
Da questa, l'uomo e' concepito come portato per natura a vivere in societa' (della quale la forma perfetta e' la polis), cioe' come un "animale politico" o "sociale". In ragione della connaturata socialita' dell'uomo, il bene umano e' impensabile al di fuori della polis (fuori del consorzio civile vivono soltanto le belve e gli dei). Tuttavia cio' non equivale per Aristotele ad affermare che bene individuale e bene collettivo siano immediatamente identificabili: Aristotele appare molto attento a riconoscere la legittimita' d'esigenze, affetti, scelte del singolo.
Poiche' in ogni caso, nella realta' il bene dell'individuo e quello della citta' sono strettamente intrecciati, essi costituiscono l'oggetto di un'unica scienza, appunto della politica. Il suo ambito unitario, viene indagato da Aristotele, secondo due prospettive, tra loro convergenti, ma distinte. L'una mira alla chiarificazione di che cosa sia la felicita' e di come essa possa essere conseguita dal singolo; l'altra si occupa di studiare le diverse forme nelle quali si e' sviluppata la societa' umana (famiglia, tribu', polis) e di determinare quali istituzioni, leggi e consuetudini siano piu' idonee a favorire il conseguimento della felicita' da parte di tutti i cittadini.
In linea di massima, le indagini economiche, istituzionali, e politiche in senso stretto sono invece contenute negli otto libri della Politica.

